#1 – Vera

Sa di thè e sangue gitano.
Sa di risata calda e occhi pieni di meraviglia.
Si chiama Vera ed è la padrona di casa di  Vera Coffice break, una piccola oasi nel centro di Palermo. Un salotto che ti abbraccia come se, in realtà, non avessi fatto altro nella vita che frequentare quel posto.
I divanetti, i vinili impilati uno accanto all’altro, gli sgabelli alti, i libri trofei di viaggio e piccoli soprammobili che raccontano pezzi di vita felice.
C’è la statuetta di un pappagallo verde a guardarmi mentre scrivo. Un regalo di Jay Adams, il suo cucciolo di cane, per la festa della mamma.
DSC_3207-4Ho incontrato poche persone, nella mia vita, con cui sono entrata in empatia subito.
Sono quelle che solo guardandoti ti regalano una carezza all’anima, quelle che il sollievo te lo trasmettono con un semplice sorriso e Vera è così.

Parla, mentre prepara il Mate, con quegli occhi così limpidi che sembra quasi di poterci cadere dentro. Sorridono appena dice Argentina.
Il sogno di una vita. Il sogno di una ragazza che ha lasciato tutto ed è andata lì da sola.
E si vede, chi vive ascoltando il proprio battito ha le ossa pronte a tutto. Chi sa che, farcela in solitudine, non è un obbligo ma un desiderio ha il segreto della felicità.

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Argentina, dice, la vita più bella del mondo. E ride così beata che non puoi far altro che sorridere anche tu al pensiero di una persona felice che si veste con i suoi sogni.
Aprivo gli occhi e l’unico pensiero era conoscere e viaggiare. Un po’ provi ad immaginarla la quotidianità così, fatta di desideri. Incredula io, che vivo ancora sul filo tra sogno e realtà. Vera quel filo lo ha preso e fatto suo, aggrappandosi alla sua volontà, più forte di tutto, più forte della paura (che è venuta a trovarla appena scesa dall’aereo dopo 13 ore di volo, ha confessato!), più forte di ogni contro.

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Sei mesi in Argentina e 10 giorni in Patagonia. Sembra di sentirla parlare di un’altra vita mentre sorseggia il suo Mate. Perché tornare a casa se, a casa, non hai più nulla?
Arriva a Lampedusa e un sorriso malinconico le si dipinge sul volto.
La vita più selvaggia, più isolana. La vita che ti arruffa i capelli, che ti scurisce la pelle. Il mare, il sole, la pesca e i piedi scalzi. La vita fatta di tramonti e di pelle d’oca, di emozioni così forti da lasciarti senza fiato.
“Che cià t’inni sta iennu?”, la signora l’aveva capito che il momento di tornare a casa, dopo un anno, era arrivato. Lo aveva capito dalle scarpe ai piedi di Vera.

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Palermo.
Era il momento di affrontare Palermo e di affrontarla con un altro sogno.
Si gira guardandosi attorno, gli occhi vagano su Vera Coffice Break con la felice stanchezza che le si è posata addosso affrontando tutto da sola.
Sorride, pensierosa, di nuovo con gli occhi imbarazzati di chi ha trovato casa in un essere umano, “Peppe mi ha sorretta, davvero. Mi ha proprio tenuta tra le braccia”.
Scalda il cuore essere vicini a qualcuno che i filtri li usa solo per preparare il caffè.

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Il Mate, mi spiega, è tipico argentino. Nasce proprio nella selva, è una sostanza usata dai poveri per tenersi sazi durante la giornata e perchè “Si beve bollente e nelle migliori culture il caldo si contrasta così, un po’ come quando si fa la doccia“.
E’ un’usanza, un rito di gruppo. Si beve tutto il giorno, anche negli uffici pubblici. E’ una tradizione che riunisce le persone.
Ero sola io, ma il Mate si beve in compagnia e così, durante i miei viaggi in pullman alla scoperta dell’Argentina, mi sedevo vicino al conducente e lo condividevo con lui.
Il Mate con il conducente, il titolo di un libro che racconta di una donna, della sua vita e dei suoi tatuaggi.

DSC_3225-6L’inchiostro sulla pelle lo riesce a tenere solo chi non ha paura che il tempo passi, chi la vita la vive senza rimpiangere. Neanche il dolore.
Ed è così che su di lei prendono forma i disegni del suo vivere. C’è lei con i suoi nei, c’è il Mate e c’è la guerriera argentina. C’è la sua storia. Un cactus che racchiude le terre aride che hanno popolato il suo destino, la Sicilia così come l’Argentina.
Tatuaggi che raccontano una storia.

Una storia che sa di libertà, di gonne lunghe che danzano al vento.
Sa di piedi nella sabbia e di salsedine tra le ciglia.
Sa di determinazione e potenza.
Sa di Vera.

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E io bevo il mio Chai Latte al cocco qui seduta sui divanetti della caffetteria, sperando prima o poi di prendere di petto la vita come ha fatto lei. Lei che, con quegli occhi, mi ha insegnato a credere.

5 thoughts on “#1 – Vera

  1. Meno male che ci sei tu Claudia, che con la tua sensibilità guardi oltre tutte le etichette, per andare dritta al cuore della gente. Grazie per aver condiviso qui la storia di Vera, che sia di ispirazione per tutte le donne. E in bocca al lupo per il tuo nuovo blog, non vedo l’ora di leggere tante altre storie belle come questa ❤

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  2. Wow, con tutti i blog che spuntano come funghi ultimamente è bello leggere qualcosa di veramente scritto bene! Praticamente è un capitolo di un romanzo di viaggio, brava!

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  3. Claudia, lo sai che mi hai toccato l’anima con questa istoria… Mi hai fatto piangere…e mi hai fatto sorridere… Emozioni profonde… Forse un giorno viaggerò a Palermo per conoscere te e Vera… E prendere un mate con lei

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  4. Sono rimasta senza parole. Grazie per essere riuscita a farmi fermare un secondo a guardare i miei “pezzi di vita felice”, adesso ne ho uno in più da raccontare. Non è facile essere letti così bene…Peace, Love, Empathy ❤

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